Quanti pezzi di corpo per un pezzo d’anima?
Possono degli occhiali guardare oltre l’incubo?
Comunità deformi nel corpo ed evolute nello spirito attendono oltre il bosco…
…Quando un giorno mi ritrovai a rimirare e sentire che nel luogo fisico in cui possedevo una coppia di gambe e perfino una magnifica coppia di piedi non ve n’era più traccia, guardai altrove. Pensai che fosse tutto un sogno, non c’era altra spiegazione. Poi piansi. Semplicemente, la mie gambe e i miei piedi non c’erano più. Mancavano all’appello. Volatilizzati. Non serbavo memoria d’incidenti, né tanto meno che mi fossero stati amputati per motivi abbietti…Un sequestro forse, tanto erano belli e funzionali…Efficace e vanesio. Quello fu il momento più duro: giunsi a considerare che a causa d’un anatema o un’indebita volontà sovrannaturale mi fossero stati semplicemente sottratti…
Cullato dalla pioggia tornai al bosco, fra il ticchettare di mille vite, che brulicavano sulle sponde del lago, protette e servite da tale custode. Sono sicuro che l’Orologiaio, amico del mio amato zio, avrebbe vegliato perché tutto restasse in armonia. Non doveva fare, del resto, null’altro. Ora conoscevo la data e il mio, di segreto. Apprestatevi a un viaggio in quel bosco e fermatevi a bere una tazza di ottimo caffè, c’è posto e tempo per tutti. Siate soltanto pronti a non arrogarvi la conoscenza dell’armonia. Non è affare vostro, né mio, ma soltanto dell’Orologiaio.
«Da entrambe le comunità di bizzarre entità potevo avvertir provenire un pensiero, chiaro e ripetuto all’infinito: “Non avere fretta di lasciare la strada, cose e persone, poiché tutti sono come il mostro del mito, a guardia dei tesori: possono guardare da un solo occhio. Non avere rammarico di lasciare troppo presto strade, cose e persone, poiché tutti vedono come il Beholder, da un occhio solo”.»
«Questa è la mia confessione, d’accordo. Ma se lo è e come risulta dai miei ricordi io ho visitato i reami da cui veniamo, i luoghi originari, allora un giorno dovrete visitarli anche voi. E redarre le vostre, di confessioni. Se ancora avrò occhi per leggerle, lo farò e le rispetterò. M’impegnerò ad imparare la lingua in cui sono scritte, che in fondo è la medesima per tutti noi che abbiamo visitato quei reami di sogno, soltanto diversa della forma. E vedrò le indicazioni per raggiungere quel podere, il campo in cui infine ci uccideranno.»
«Insomma, un livore romantico, che nessun uomo equilibrato può condividere, nasce in sogno e si trasferisce alla realtà, dominandola. Dominandomi. Eccola l’edera, ora. Avviluppa con profumo, tensione, piccole mani tornite e tanta solitudine, un muro che resta in piedi soltanto grazie a essa. Vidi la donna, nel sogno e mi parve subito più valevole e coraggiosa di quanto fosse in realtà ma ovviamente cedetti e le diedi credito. E come avrei potuto fare diversamente? Si era appena suicidata per me e di nuovo aveva tentato la scalata al muro, sostenendolo.»
Coming soon
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